Produrre il “carbone di plastica”, Css Combustibile solido secondario è una opportunità per le aziende italiane: il combustibile da rifiuti plastici è utilizzato per accendere i forni dei cementifici italiani per la produzione del cemento. 

La Cina a gennaio ha deciso di fermare le importazioni di plastica, mercato che assorbiva milioni di tonnellate di rifiuti da tutto il mondo. L’Italia produce 3 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica secondo l’Eurostat. Di questo quantitativo, circa il 33% viene dalla raccolta differenziata domiciliare e viene lavorato in Italia per dare vita a nuovi prodotti attraverso il riciclo. Il restante 66% sono rifiuti prodotti dalle imprese che venivano esportati verso la Cina. Il problema dello smaltimento si pone oggi  per l’Italia, che deve trovare nuovi sbocchi per queste plastiche. Un’ipotesi che si sta concretizzando molto velocemente è l’impiego dei rifiuti di materie plastiche nei cementifici, dove viene prodotto cemento bruciando calcare e argilla a 2mila gradi, e che attualmente utilizzano “pet coke” o carbone petrolifero.

Il rifiuto di plastica per essere utilizzato al posto del “pet coke” deve essere lavorato per eliminare metalli e cloro – nemico numero 1 della combustione – per ottenere Css (Combustibile solido secondario): combustibile da rifiuti plastici.

Nel 2013 il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha autorizzato la produzione di combustibile per i cementifici derivato dalle plastiche.

Per far fronte a questa nuova emergenza plastica, il Gruppo Benfante, insieme ad una società straniera che già possiede due impianti in Europa, sta progettando di realizzare un centro per la produzione di Css, combustibile da rifiuti plastici, sotto forma di pellet, granuli sferici ad altissimo potenziale calorico, nel Nord Italia, con un investimento di 15-20 milioni di euro.

I dati dell’Aitec, Associazione del settore cementiero italiano che fa capo a Confindustria, indicano che le possibilità per l’Italia di sviluppare il settore sono ampie: in Germania il 65% del combustibile impiegato nei cementifici è di tipo alternativo, in Belgio il 53%, in Italia solo il 13% e si può solo espandere.

In Italia, i cementifici per poter utilizzare il combustibile alternativo devono fare investimenti in tecnologie di combustione e di depurazione dei fumi e richiedere le autorizzazioni, che spesso vengono rilasciate con tempi lunghi. Occorre cavalcare questa occasione in tempi brevi per evitare che il Css attualmente prodotto, invece di essere riutilizzato in Italia venga poi esportato, invece che utilizzato negli impianti nazionali.

Tratto dall’articolo “Dove finiscono gli scarti” di Francesco Margiocco su Il Secolo XIX del 6/5/2018 – intervista a Enzo Scalia direttore generale di Benfante SpA.

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