Export di carta e cartone: quale sarà il futuro nei nuovi scenari nazionali ed internazionali determinati dalle scelte e dalle limitazioni imposte dalla Cina?

Le nuove direttive del paese asiatico hanno avuto e avranno notevoli ripercussioni sulle aziende italiane che commercializzano il macero all’estero. Come illustra Enzo Scalia, membro del consiglio direttivo Unirima, l’associazione di Confindustria che rappresenta l’industria del riciclo della carta “La decisione della Repubblica popolare è frutto di una precisa strategia di politica commerciale e non di un fabbisogno soddisfatto con la sola offerta interna. A scapito della Cina, oggi per l’export italiano crescono i mercati di Indonesia, Thailandia, Vietnam, India”. Quindi nuovi sbocchi verso nuovi paesi, con mercati da scoprire e intraprendere.

Alcune cifre tratte dai dati di Comieco:

3,25 milioni di tonnellate (54 kg pro capite) nel 2017 in Italia per la raccolta differenziata urbana di carta e cartone

+ 2% in più rispetto al 2016: sul mercato italiano delle materie prime seconde i volumi di carta e cartone aumentano

Da gennaio 2018, la Cina, che assorbiva il 76% dell’export di carta e cartone europeo composto da macero con diversi gradi di qualità, ha chiuso le frontiere a tutta la carta con impurità superiori allo 0,5% (nel nostro continente il limite è 1,5%). La conseguenza è l’aumento a dismisura dei materiali a base cellulosa disponibili sui mercati comunitari e il crollo dei prezzi e quindi l’Italia, come gli altri paesi comunitari, ha dovuto ridefinire nuovi sbocchi.

Nel 2017, anche per effetto dell’annuncio cinese (le restrizioni commerciali, pur operative da gennaio 2018, sono state infatti comunicate a luglio 2017), l’export della carta verso la Cina è stato di 800mila tonnellate contro il milione dell’anno precedente.

Di pari passo crescerà anche la domanda europea di maceri. Entro il 2019, infatti, si prevede che nel continente la capacità produttiva dell’industria cartaria aumenterà di 5,4 milioni di tonnellate, di cui 4,6 legati alla produzione del cartone basata quasi totalmente su fibre rigenerate. Proprio in Italia, dove secondo l’ultimo rapporto Assocarta l’industria cartaria ha investito negli ultimi dieci anni più della media dell’industria manifatturiera in termini di percentuale di fatturato, nelle ultime settimane è ripartita in Abruzzo una linea produttiva del gruppo Burgo riconvertita da carte patinate (a maggior contenuto di fibre vergini) a cartone per imballaggi, con una produzione annua di 220mila tonnellate. Il mercato delle consegne a domicilio cresce, e traina l’industria degli imballaggi, aprendo nel nostro Paese a prospettive di altre riqualificazioni e nuovi stabilimenti. Così, potrebbero crescere le esportazioni di prodotto finito tricolore anziché di carta da riciclare: secondo gli ultimi dati Assocarta, infatti, nel 2017 la produzione ha superato i 9 milioni di tonnellate (il 2% in più rispetto al 2016), con una crescita della domanda estera di quasi il 3%.

tratto da

Carta, il futuro del riciclo: più export e nuovi stabilimenti 

Affari & Finanza di Repubblica di VERONICA ULIVIERI 28/6/2018

 

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