ReFuel il nuovo impianto di produzione di combustibile solido secondario (CSS)

L’industria del riciclo, alla base del nuovo paradigma dell’economia circolare, produce i propri scarti, come tutte le aziende di produzione.

Il nuovo impianto di ReFuel per la produzione di combustibile solido secondario (CSS) è stato presentato alle Autorità e alla stampa sabato 19 ottobre e ha un obiettivo: trattare rifiuti dell’industria del riciclo per facilitarne il recupero e ridurre al minimo lo smaltimento o l’incenerimento.

All’evento sono stati invitati Rappresentanti delle Amministrazioni locali, delle Associazioni e delle Imprese del riciclo.

L’impianto trasformerà lo scarto della raccolta differenziata degli imballaggi (principalmente carta, cartone e plastica) e plastiche miste non riciclabili in energia ad alto valore utilizzabile in particolare dai cementifici. L’investimento sostenuto è di 10 milioni di euro sostenuto nella riconversione dell’area industriale per dare nuova vita allo stabilimento Ex Sapsa Bedding a Silvano d’Orba (AL).

«Carbone verde potrebbe essere il nome del nuovo combustibile, che deriverà da questo nuovo sistema di recupero e lavorazione dei rifiuti di plastica selezionati»

dicono Paolo Benfante e Marco Benfante, che per dar vita al nuovo impianto con sede baricentrica, adatta ad ospitare questo impianto pionieristico in Europa. Silvano D’Orba è stata scelta perché si trova in posizione strategica rispetto agli altri stabilimenti del gruppo ReLife collocati per lo più tra Piemonte e Liguria.

Triturazione, separazione e pressatura della plastica in pellet avverranno a freddo. Non ci saranno prelievi idrici né scarichi di reflui, o emissioni in atmosfera. È stato realizzato uno studio sull’impatto degli odori in collaborazione con l’Università di Genova, che ha condotto alcuni test.

«Pensiamo – ha spiegato Enzo Scalia direttore di Relife Group – che questo stabilimento possa diventare tra i primi dieci in Europa per qualità della lavorazione e contenuto tecnologico. A regime lavorerà per 310 giorni all’anno. Il sito copre una superficie di circa 9.000 metri quadri per la lavorazione con annesso capannone atto allo stoccaggio di 4.000 metri quadri». «A pieno regime – ha precisato Giorgio Cartosio responsabile del sito produttivo – dopo 24, 36 mesi, tratteremo con procedimenti a freddo 140.000 tonnellate all’anno di rifiuti. La ricaduta occupazione sarà di trenta assunzioni dirette in un primo momento con possibilità di altri 60 posti di lavoro nell’indotto».

L’impianto trasformerà i rifiuti in materia prima da utilizzare all’estero come combustibile per cementifici e centrali elettriche.

È una tecnologia sperimentale, ad impatto zero, un impianto simile esiste solo in Inghilterra.

 

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