Qual è la vita degli imballaggi una volta diventati rifiuti? Come massimizzare il riciclo ed azzerare il conferimento in discarica.

ReLife nasce a Genova dall’evoluzione della storica società Benfante e ora opera in 4 regioni (Liguria, Piemonte, Veneto e Toscana) diventando il primo operatore privato italiano nel riciclo della carta e nei processi per aumentare il fine vita degli imballaggi. Il 2020 è stato un anno complicato, con una contrazione importante nei quantitativi di carta e cartone gestiti nel primo periodo dell’anno dovuta al Covid-19, soprattutto nelle città turistiche dove si è quasi azzerato l’afflusso dei visitatori.

Il 2020 ha segnato, però, la crescita di ReLife che ha aggiunto due tasselli al panel di impianti del Gruppo e che consentono oggi di portare al riciclo quasi 400.000 ton di carta e cartone: la piattaforma di Piobesi Torinese (TO) in Piemonte e San Ginese (LU) in Toscana.

La strategia industriale ha l’obiettivo di costruire, in un’ottica di economia circolare, un gruppo integrato lungo tutta la catena del valore.

Per valorizzare le diverse fasi per gestire la vita degli imballaggi, oltre alle piattaforme di selezione che trattano carta, metalli, vetro e multimateriale, dal 2018 ReLife integra anche la Cartiera Bosco Marengo per dare continuità industriale alla filiera del riciclo attraverso la produzione di cartoncino per tubi utilizzando al 100% carta da macero e cartone di prima qualità proveniente anche dalla selezione delle piattaforme ReLife.

ReLife spinge, quindi, verso investimenti strutturati per qualificare il livello del riciclo dei materiali raccolti e provenienti da aziende e da raccolta differenziata, per il proprio bacino di utenza del Nord e nel Centro dell’Italia.

L’obiettivo che ReLife perseguirà nei prossimi mesi è di aggiungere nuovi soggetti, alla compagine societaria, che operano nella produzione di imballaggi e altri materiali partendo dal materiale lavorato negli impianti di selezione del Gruppo. Ampliando il concetto classico di azienda che gestisce solo il servizio di raccolta e avvio al riciclo, proiettandosi verso una nuova partnership industriale con i produttori di rifiuti che, diventano parte integrante di questa evoluzione in linea con i principi dell’economia circolare. Questa innovazione industriale di strategia e di processo pone ReLife in una posizione di leadership territoriale, nel centro-nord del paese, e di volumi, sul territorio nazionale.

In quest’ottica innovativa, si pone la realizzazione dell’impianto di Refuel a Ovada (AL) per la produzione di CSS, autorizzato a trattare 140.000 ton in ingresso di rifiuti.

La realizzazione dell’impianto che, a prima vista, può sembra una discontinuità industriale rispetto al piano strategico del Gruppo orientato a massimizzare il riciclo, è, in realtà, un investimento in piena coerenza verso tali obiettivi: massimizzare la fase di riciclo e minimizzare, fin quasi ad azzerare, il conferimento in discarica.

Infatti, il materiale conferito negli impianti di selezione del Gruppo contiene percentuali di scarti ancora troppo elevati. E ci si è resi conto, come, quegli stessi scarti della selezione della raccolta differenziata sono una miniera di materiale su cui andare a lavorare per riciclare quanto più possibile estraendone valore, anche avviandoli ad una ulteriore fase di riciclo e, per la parte rimanente, al recupero energetico.

La raccolta differenziata non è, purtroppo, il fine ultimo della gestione dei rifiuti, ma un passaggio intermedio a valle del quale deve essere improntata una filiera industriale che massimizzi il riciclo, che minimizzi l’avvio in discarica del materiale residuo, e che consenta di arrivare agli obiettivi di riciclo indicati dalla UE.

ReLife implementa, costantemente, soluzioni per estrarre ancora valore dai propri scarti e dallo scarto della Cartiera Bosco Marengo.

Discarica zero deve essere, però, supportato da un ragionamento di performance economy a livello istituzionale, ovvero, come strutturare e qualificare il percorso di economia circolare, attraverso indicatori di circolarità che attestino come il flusso dei rifiuti dato in gestione, sia effettivamente un flusso di cui si massimizzi l’avvio al riciclo e il recupero energetico per azzerare il conferimento in discarica.

Occorre confrontarsi seriamente sugli indicatori di circolarità, che diano riscontro della complessità industriale, che oggi è necessaria per la gestione del ciclo dei rifiuti. Questi indicatori di circolarità dovrebbero, a mio avviso, essere riportati tra i criteri premianti nei programmi di investimento e finanziamento della filiera verde.

È indispensabile accompagnare il processo di crescita delle aziende, che oggi investono nell’economia circolare, anche attraverso la semplificazione amministrativa e un supporto nella fase di investimento perché l’obiettivo deve essere, non tanto di raccogliere in modo differenziato, ma avviare al riciclo tutto il materiale che viene consegnato, produrre nuovi imballaggi e materiali a partire dai rifiuti e, per la quota parte rimanente, avviarli al recupero, azzerando il conferimento in discarica.

Intervento di Gianluca Cencia a Ecoforum Liguria – clicca QUI per sentire la registrazione

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